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Shoah: Riccardi, «no al negazionismo e al relativismo»
«Ancora tanti settori dell'opinione pubblica europea non riconoscono il dramma della Shoah, non la conoscono, la relativizzano. Non si tratta solo di negazionismo, ma di relativismo storico per cui la si affoga tra le grandi tragedie del Novecento. Ma nessuna tragedia è uguale all'altra, come la morte di nessun uomo è uguale all'altra. E la Shoah spicca nel suo carattere differente, particolare, profondo». Lo ha detto il ministro della Cooperazione internazionale e dell'Integrazione, Andrea Riccardi, intervenendo alla tavola rotonda su «La Shoahe l'identità europea» promossa dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah e dall'Unione delle comunità ebraiche italiane.
«L'appuntamento culturale con la Shoah - ha aggiunto Riccardi - rappresenta un evento fondamentale per l'incontro con la nostra storia Troppo drammatico e troppo decisivo è l'evento della Shoah per confinarlo nel novero degli avvenimenti della cronaca del secolo passato. Antisemitismo, negazionismo, ignoranza colpevole, dimenticanza della nostra storia, congiurano a un'opacità della coscienza che qualche volta assume dimensioni pericolose. Sopravvivono sacche di resistenza a farsi permeare da una coscienza informata sulla strage degli ebrei».
Il ministro ha concluso: «Bisogna fare storia della Shoah per evitarne la banalizzazione o la sacralizzazione: le nostre intelligenze si misurano su questo evento epocale».
Al convegno, moderato da Victor Magiar, hanno preso parte Renzo Gattegna, presidente delle Comunità ebraiche italiane, lo storico Valerio Castronovo, il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il professor Johanes Heil, dell'Università di Heidelberg.










