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I cristiani perseguitati perché simbolo di pluralismo
Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 30 aprile 2012
«Quello dei cristiani è un vero dramma del nostro tempo».
Che sta succedendo, ministro?
«Guardi, qui ci sono
due fatti fondamentali. Il primo è che i cristiani, purtroppo non
da oggi, sono il bersaglio della violenza: a cominciare dalla
violenza radicale islamista che vuole inverarsi attraverso il
sacrificio umano del cristiano...».
Non si può dire che Andrea Riccardi si mostri stupito. Di queste
cose, il ministro per la Cooperazione internazionale si occupa da
anni, come storico e fondatore della comunità di Sant'Egidio:
attività diplomatica, innumerevoli incontri per favorire il dialogo
tra le fedi e, tra gli altri, un libro pubblicato nel 2000: Il
secolo del martirio.
Si riferiva a una definizione di
Wojtyla...
«Già. Giovanni Paolo II disse che il Novecento era tornato a
essere un secolo di martiri. Però la persecuzione, per i cristiani,
non è finita: questo, il XXI, è più che mai un secolo del martirio.
E anche dove non c'è violenza religiosa, si attaccano comunque i
cristiani perché sono miti e rappresentano un saldo e gratuito
presidio di umanità: ecco il perché dell'uccisione di tanti
missionari».
E il secondo fatto?
«E' quello, più specifico e oggettivo, della reviviscenza del
terrorismo islamista in certe aree "calde". Nell'Africa Occidentale
c'è un nuovo attivismo islamista che ha i suoi punti di forza in
organizzazioni come Boko Haram, in Nigeria, e Aqmi, ovvero AI Qaeda
nel Maghreb Islamico, soprattutto nel Mali. Lì si rischia veramente
di trovarsi di fronte qualcosa che ricorda l'Afghanistan... Del
resto abbiamo già l'esempio, emblematico, dell'Iraq».
Perché emblematico?
«Perché in Iraq è in corso una epurazione dei cristiani, una
pulizia etnica che attraverso assassinii sistematici vuole
costringere i cristiani ad abbandonare le terre che hanno sempre
abitato e dove convivono con i musulmani da più di mille anni. In
Nigeria sta accadendo qualcosa di analogo: soprattutto nel Nord
islamizzato, si vuole costringere all'esodo la minoranza
cristiana».
Sì, ma perché?
«Perché i cristiani sono miti e si confrontano, dialogano, sono
una garanzia di pluralismo che il totalitarismo musulmano vuole
annientare. Gli attentati a luoghi di culto sono l'espressione di
un totalitarismo imbestialito: colpire gente in preghiera è una
vera bestemmia, anche se gli islamisti lo fanno in nome di Dio»
Parlava della Nigeria: e in Kenya?
«Lì si avverte un contagio della crisi somala. L'attentato
terribile di Nairobi, in una situazione etnica già fragile, mira ad
atterrire e minacciare i kenioti che sono intervenuti a favore del
governo somalo».
Lei ha detto che gli islamisti sono un pericolo per i
musulmani stessi...
«...e lo confermo: tanti musulmani sono preoccupati per gli
attacchi ai cristiani»
Ma i loro leader non sono un po' timidi di fronte al
totalitarismo islamista?
«Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un libro. L'Islam è
molto complesso, nella sua pentola bollono cose diversissime. Non
si può generalizzare».
C'è il rischio che la metastasi si
diffonda per l'Africa? A cominciare da ciò che resta della
primavera araba?
«Parlare dell'intera Africa è eccessivo. Ci sono le due zone calde
di cui abbiamo parlato, aree di destabilizzazione molto grave.
Quanto alla primavera araba, i partiti musulmani religiosi hanno
ormai egemonizzato la protesta. La nostra speranza è che riescano a
coniugarsi con la democrazia: le cose, per ora, sembrano andare in
questa direzione. Vedremo cosa succederà in Egitto. Lì c'è una
grande attesa che lascia i cristiani con l'animo sospeso».
I vescovi in Siria sono assai indulgenti con
Assad...
«La maggioranza dei cristiani arabi è preoccupata di perdere la
protezione che aveva sotto i regimi dittatoriali. La vicenda del
l'Iraq li spaventa molto: non c'è dubbio che la dittatura di Saddam
li proteggeva più di oggi. Si capisce il timore che hanno in Siria,
anche se poi rischiano di apparire come amici di Assad».
L'Europa e l'Italia cosa possono fare?
«Nelle mie conversazioni con esponenti del mondo musulmano, ho
sempre affrontato il tema delle minoranze e della loro tutela, e
non per motivi confessionali ma perché è una garanzia per tutti:
oggi tocca soprattutto ai cristiani, domani arriverà l'ora del
musulmano diverso, dei laici, delle donne, delle minoranze
etniche... Il totalitarismo è un mostro che, alla fine, divora i
popoli».
di Gian Guido Vecchi















