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Visita alla grande Moschea di Roma, Riccardi: «La convivenza fiorisce nella libertà»

La visita del Presidente della Repubblica alla Grande Moschea e al Centro culturale islamico di Roma è un importante segno di attenzione ai musulmani d'Italia e alla cultura del vivere insieme. Mette in luce in modo particolare il significato di questo prestigioso edificio per Roma e l'Italia. Infatti oggi vive tra noi una numerosa comunità di uomini e donne di fede islamica e di differenti origini nazionali. La loro presenza non è occasionale, ma molti di essi pensano il loro futuro in Italia. Per la nostra storia, è un fatto nuovo e di rilievo.

La Comunità musulmana non é un meteorite caduto sulla nostra terra, estraneo o minaccioso. La Moschea, a partire dalla sua architettura, è rivelatrice di come avviene l'incontro: un'integrazione tra tradizione musulmana e cultura italiana. L'architettura della moschea è un mix di tradizione islamica, di colori romani e materiali italiani, di impronta moderna.

Non voglio ripercorrere la storia che portò all'inaugurazione della moschea nel 1995. L'idea si propose quasi dall'inizio del Novecento, ma i tempi non erano maturi. Sembrava che l'antica tradizione religiosa di Roma escludesse l'accoglienza all'Islam. Ma tempi, mentalità sono tanto cambiati. Negli anni Settanta, il dialogo tra le religioni muoveva i primi passi. Ma soprattutto era cresciuta la coscienza del valore della libertà.

Il Presidente Scalfaro dichiarò: "Nella Roma dei Cesari e dei Papi c'è posto per tutti". Non è una concessione, ma un diritto alla libertà religiosa. L'esercizio di questo diritto, la costruzione della Moschea, ha arricchito Roma. La Moschea, la più grande d'Europa, è una presenza nuova, ma tutt'altro che stonata. La sua particolare cupola si inserisce tra le tante altre cupole, in una città che accoglie, unisce, costruisce nuove prospettive, non solo architettoniche e urbanistiche, ma umane e culturali.

Dal 1995 il panorama di Roma, capitale d'Italia ma anche città di riferimento per il cattolicesimo, con tante chiese cattoliche, evangeliche, ortodosse nonché il Tempio israelitico, accoglie la Grande Moschea, visitata da tanti, soprattutto giovani. Questi edifici religiosi non sono giustapposti né si ergono nell'ignoranza reciproca, quasi espressione di una società frammentata e ghettizzata. Crescenti contatti hanno creato nel tempo un clima di convivenza. Non posso non ricordare la visita dei dirigenti della Comunità ebraica alla Moschea. Roma é diventata un modello di integrazione tra culture e religioni.

La Moschea mostra plasticamente il profilo plurale del nostro Paese e addita la via dell'integrazione nella differenza. Una grande etnologa francese, deportata nel lager nazista, Germaine Tillon, dopo tanto  dolore, affermava il legame che integra nella differenza con queste semplici parole: "Tutti parenti, tutti differenti".

Il fatto che le differenti comunità religiose si apparentino cambia anche loro stesse. Le religioni hanno una grande responsabilità verso i loro fedeli nel processo d'integrazione e di condivisione di quelli che sono i valori fondanti e irrinunciabili della vita italiana. Per questo ho convocato una conferenza permanente dei leader religiosi per l'integrazione, a cui hanno partecipato attivamente anche i dirigenti della Moschea.

La Moschea avvicina l'Italia alla civiltà della riva Sud del Mediterraneo. Qualcuno aveva previsto uno scontro tra Occidente e Islam. Gli attentati del terribile 11 settembre 2001 sembravano consegnare il mondo alla tensione con l'Islam. Dieci anni dopo, nel 2011, la rinascita araba ha disegnato un nuovo scenario in nome della libertà. La convivenza fiorisce nella libertà. Le ragioni della convivenza sono più forti. Sono le ragioni di cui il nostro tempo, globale e complesso, ha estremo bisogno, al di là degli estremismi e delle semplificazioni.

Vivere insieme tra diversi é la sfida del nostro tempo. Questa cupola fra le cupole di Roma ce ne mostra non solo la possibilità, ma anche la bellezza. Non ignoriamo le difficoltà. Ma vivere insieme dipende da noi: richiede rispetto dell'altro e della sua sensibilità, condivisione dei nostri valori irrinunciabili,  ma anche cultura. E' la ricchezza della cultura dell'integrazione, quella cultura che oggi, anche attraverso questa Moschea, ci consegna una Roma più mediterranea e universale.

23 aprile 2012

 

L'agenda del Ministro

Lunedì 8 aprile ore 12:00

Convegno in occasione della giornata internazionale dei Rom

Presidenza del Consiglio dei Ministri - Sala Polifunzionale, Via Santa Maria in Via, 37

Saranno presenti numerosi esponenti delle comunità Rom e Sinti, il ministro per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione prof. Andrea Riccardi e il sindaco del comune di Lamezia Terme prof. Gianni Speranza.